L’italiano per uscire dall’ombra: Milano premia le “Scuole senza permesso”

Imparare la lingua per poter vivere, lavorare e avere diritti. È questa la missione della rete “Scuole senza permesso”, che domani riceverà dal sindaco Giuseppe Sala l’Ambrogino d’oro.

Il premio riconosce l’impegno di 700 volontari che, in 38 scuole gratuite, insegnano l’italiano a circa 7.000 stranieri, colmando i vuoti lasciati dall’istruzione pubblica e accogliendo anche chi non ha ancora i documenti in regola.

Un esempio concreto di questo impegno quotidiano è l’associazione “Fratelli di San Francesco”. È qui, all’ultimo banco, che siede Abdalla Abdelnazour, muratore arrivato dall’Egitto quattro anni fa.

Abdalla racconta che i corsi gli sono stati indispensabili per ottenere l’autonomia burocratica e sociale, permettendogli di rinnovare i documenti, lavorare regolarmente e interagire con i vicini, cosa che le applicazioni sul cellulare non avrebbero mai potuto fare.

Molti stranieri non riescono ad accedere ai corsi pubblici dei Cpia per motivi di lavoro, arrivi fuori tempo o basso livello di scolarizzazione. L’apprendimento dell’italiano, tuttavia, non serve solo a ottenere documenti: permette anche di vivere la città, fare acquisti e costruire relazioni.

Come spiega Carlo Cognetti, referente della rete, a Milano vivono circa 35mila persone senza permesso. Di queste, si stima che il 90% sia già inserito nel tessuto economico cittadino e che, in attesa della regolarizzazione, abbia disperato bisogno della lingua per lavorare in sicurezza e comprendere i propri diritti e doveri. Senza l’italiano, resterebbero invisibili.

Questo è un lavoro cruciale non solo per l’integrazione sociale, ma anche per il futuro dell’Italia.

Secondo esperti come il rettore della Bocconi Francesco Billari, investire nell’istruzione degli adulti stranieri è oggi l’unica via per sostenere la demografia e la produttività di un Paese che invecchia.

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