Da oltre un quarto di secolo un gruppo di volontari, ispirandosi ai princìpi di solidarietà e fratellanza francescani, si è unito per creare una associazione laica e senza scopo di lucro. I nostri volontari accolgono ogni giorno persone in difficoltà, offrendo loro un sorriso, un aiuto concreto e un percorso per ritrovare la propria autonomia in quanto crediamo, che ogni individuo, indipendentemente dalle sue condizioni, abbia il diritto di sentirsi parte di una comunità.
In un contesto sociale che richiede un crescente impegno civile, l’operato dei nostri volontari rappresenta un contributo inestimabile.
Patrizia Vicentini
L’italiano per uscire dall’ombra: Milano premia le “Scuole senza permesso”
Imparare la lingua per poter vivere, lavorare e avere diritti. È questa la missione della rete “Scuole senza permesso”, che domani riceverà dal sindaco Giuseppe Sala l’Ambrogino d’oro.
Il premio riconosce l’impegno di 700 volontari che, in 38 scuole gratuite, insegnano l’italiano a circa 7.000 stranieri, colmando i vuoti lasciati dall’istruzione pubblica e accogliendo anche chi non ha ancora i documenti in regola.
Un esempio concreto di questo impegno quotidiano è l’associazione “Fratelli di San Francesco”. È qui, all’ultimo banco, che siede Abdalla Abdelnazour, muratore arrivato dall’Egitto quattro anni fa.
Abdalla racconta che i corsi gli sono stati indispensabili per ottenere l’autonomia burocratica e sociale, permettendogli di rinnovare i documenti, lavorare regolarmente e interagire con i vicini, cosa che le applicazioni sul cellulare non avrebbero mai potuto fare.
Molti stranieri non riescono ad accedere ai corsi pubblici dei Cpia per motivi di lavoro, arrivi fuori tempo o basso livello di scolarizzazione. L’apprendimento dell’italiano, tuttavia, non serve solo a ottenere documenti: permette anche di vivere la città, fare acquisti e costruire relazioni.
Come spiega Carlo Cognetti, referente della rete, a Milano vivono circa 35mila persone senza permesso. Di queste, si stima che il 90% sia già inserito nel tessuto economico cittadino e che, in attesa della regolarizzazione, abbia disperato bisogno della lingua per lavorare in sicurezza e comprendere i propri diritti e doveri. Senza l’italiano, resterebbero invisibili.
Questo è un lavoro cruciale non solo per l’integrazione sociale, ma anche per il futuro dell’Italia.
Secondo esperti come il rettore della Bocconi Francesco Billari, investire nell’istruzione degli adulti stranieri è oggi l’unica via per sostenere la demografia e la produttività di un Paese che invecchia.
L’italiano per uscire dall’ombra: Milano premia le “Scuole senza permesso”
Imparare la lingua per poter vivere, lavorare e avere diritti. È questa la missione della rete “Scuole senza permesso”, che domani riceverà dal sindaco Giuseppe Sala l’Ambrogino d’oro. Il premio riconosce l’impegno di 700 volontari che, in 38 scuole gratuite, insegnano l’italiano a circa 7.000 stranieri, colmando i vuoti lasciati dall’istruzione pubblica e accogliendo anche chi non ha ancora i documenti in regola. Un esempio concreto di questo impegno quotidiano è l’associazione “Fratelli di San Francesco”. È qui, all’ultimo banco, che siede Abdalla Abdelnazour, muratore arrivato dall’Egitto quattro anni fa. Abdalla racconta che i corsi gli sono stati indispensabili per ottenere l’autonomia burocratica e sociale, permettendogli di rinnovare i documenti, lavorare regolarmente e interagire con i vicini, cosa che le applicazioni sul cellulare non avrebbero mai potuto fare. Molti stranieri non riescono ad accedere ai corsi pubblici dei Cpia per motivi di lavoro, arrivi fuori tempo o basso livello di scolarizzazione. L’apprendimento dell’italiano, tuttavia, non serve solo a ottenere documenti: permette anche di vivere la città, fare acquisti e costruire relazioni. Come spiega Carlo Cognetti, referente della rete, a Milano vivono circa 35mila persone senza permesso. Di queste, si stima che il 90% sia già inserito nel tessuto economico cittadino e che, in attesa della regolarizzazione, abbia disperato bisogno della lingua per lavorare in sicurezza e comprendere i propri diritti e doveri. Senza l’italiano, resterebbero invisibili. Questo è un lavoro cruciale non solo per l’integrazione sociale, ma anche per il futuro dell’Italia. Secondo esperti come il rettore della Bocconi Francesco Billari, investire nell’istruzione degli adulti stranieri è oggi l’unica via per sostenere la demografia e la produttività di un Paese che invecchia.Trasformare la fragilità in forza: un passo alla volta Il nostro impegno non ci rende supereroi, né ci illude di poter risolvere ogni problema. Ciò che ci muove è una profonda disponibilità e la volontà di offrire il nostro tempo e la nostra empatia. Riconosciamo che le persone in difficoltà non hanno bisogno di essere "salvate", ma di un supporto concreto e di un ascolto sincero che le aiuti a ritrovare la propria autonomia. La fragilità che le ha portate a noi si trasforma così in una forza nuova, non grazie a gesti eroici, ma attraverso la semplice e potente relazione umana. Ogni piccolo gesto, ogni parola di incoraggiamento, ogni aiuto pratico che offriamo è un passo in un cammino che la persona compie con le sue gambe. Il nostro ruolo è solo quello di essere al suo fianco, in modo che non si senta più sola.
Trasformare la fragilità in forza: un passo alla volta Il nostro impegno non ci rende supereroi, né ci illude di poter risolvere ogni problema. Ciò che ci muove è una profonda disponibilità e la volontà di offrire il nostro tempo e la nostra empatia. Riconosciamo che le persone in difficoltà non hanno bisogno di essere "salvate", ma di un supporto concreto e di un ascolto sincero che le aiuti a ritrovare la propria autonomia. La fragilità che le ha portate a noi si trasforma così in una forza nuova, non grazie a gesti eroici, ma attraverso la semplice e potente relazione umana. Ogni piccolo gesto, ogni parola di incoraggiamento, ogni aiuto pratico che offriamo è un passo in un cammino che la persona compie con le sue gambe. Il nostro ruolo è solo quello di essere al suo fianco, in modo che non si senta più sola.
Trasformare la fragilità in forza: un passo alla volta Il nostro impegno non ci rende supereroi, né ci illude di poter risolvere ogni problema. Ciò che ci muove è una profonda disponibilità e la volontà di offrire il nostro tempo e la nostra empatia. Riconosciamo che le persone in difficoltà non hanno bisogno di essere "salvate", ma di un supporto concreto e di un ascolto sincero che le aiuti a ritrovare la propria autonomia. La fragilità che le ha portate a noi si trasforma così in una forza nuova, non grazie a gesti eroici, ma attraverso la semplice e potente relazione umana. Ogni piccolo gesto, ogni parola di incoraggiamento, ogni aiuto pratico che offriamo è un passo in un cammino che la persona compie con le sue gambe. Il nostro ruolo è solo quello di essere al suo fianco, in modo che non si senta più sola.
Trasformare la fragilità in forza: un passo alla volta Il nostro impegno non ci rende supereroi, né ci illude di poter risolvere ogni problema. Ciò che ci muove è una profonda disponibilità e la volontà di offrire il nostro tempo e la nostra empatia. Riconosciamo che le persone in difficoltà non hanno bisogno di essere "salvate", ma di un supporto concreto e di un ascolto sincero che le aiuti a ritrovare la propria autonomia. La fragilità che le ha portate a noi si trasforma così in una forza nuova, non grazie a gesti eroici, ma attraverso la semplice e potente relazione umana. Ogni piccolo gesto, ogni parola di incoraggiamento, ogni aiuto pratico che offriamo è un passo in un cammino che la persona compie con le sue gambe. Il nostro ruolo è solo quello di essere al suo fianco, in modo che non si senta più sola.
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